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La ricerca statunitense

La malattia viene considerata comunemente come un evento legato al corpo e al suo funzionamento. Secondo la definizione dell'O.M.S., essa costituisce un "anormale stato dell'organismo, causato da alterazioni organiche o funzionali". Siamo oggi consapevoli che la malattia è in realtà un evento più complesso, che tocca diversi ambiti dell'esperienza e traccia una complessa rete di significati, che sono sicuramente imperniati sulla dimensione fisica, ma non la esauriscono. La malattia riguarda la persona nella sua globalità, negli aspetti fisici e psichici, sociali e familiari.

Da anni ormai la ricerca psicologica, entrando in rapporto con il mondo della sanità, ha portato contributi illuminanti e ha insieme messo in luce nuove esigenze, quali la formazione di un nuovo atteggiamento nei confronti della persona del malato. Ha posto come problema centrale quello della RELAZIONE con il paziente e i suoi familiari e ha chiarito come questo sia innanzitutto un problema di cultura, della quale gli operatori sanitari sono i mediatori insostituibili. Non è sufficiente infatti un generico buon senso, e neppure l'esperienza, ma si rende necessaria una conoscenza dei meccanismi che agiscono, nelle varie situazioni, sulla personalità. Senza determinate conoscenze è impossibile comprendere i comportamenti e soprattutto gli atteggiamenti emotivi, legati all'esperienza interiore dell'individuo.

Come ho avuto modo di constatare personalmente, soprattutto negli U.S.A. tale ricerca è particolarmente avanzata, meno ristretta agli ambiti specialistici e verte sui seguenti aspetti:

- ciclo di vita e reazioni più comuni all’evento-malattia. Si tratta di un approccio ispirato alle teorie dello psicologo Erik Erikson, che mira a illustrare i problemi e i conflitti sollevati da un'esperienza di malattia nelle varie fasi della vita. Viene esposto nel manuale "Coping with cancer", edito dal National Cancer Institute di Bethesda e utilizzato per la formazione degli operatori sanitari

- le strategie difensive messe in atto dal malato o, secondo altri orientamenti teorici, i "coping mechanisms"

- le problematiche specifiche connesse ai vari tipi di malattia, cronica o invalidante. Un posto di rilievo è occupato dalla “Psiconcologia"

- la condizione di malato terminale. Già dagli anni 70', il saggio "On death and dying" ove l'Autrice, E. Kubler Ross descrive la propria esperienza con i malati terminali, è entrato a far parte dell'iter formativo degli studenti di Medicina

- i "fattori predisponenti" alla malattia; La "Psico-immunologia":

- la comunicazione con il paziente, con particolare riguardo alla diagnosi di malattia;

- la relazione di aiuto; i meccanismi di difesa psicologici messi in atto dagli operatori stessi;

- le tecniche psicoterapeutiche e riabilitative.

Dopo alcune considerazioni generali sul vissuto di malattia e sulle reazioni più comuni, esporrò l'approccio statunitense, ispirato alle teorie di Erikson.

Come si constata facilmente, la malattia porta un cambiamento sostanziale nella vita dell'individuo, costringendolo a rinunciare al suo ritmo di vita, al suo lavoro, alle sue abitudini, ai suoi hobby. L'impatto emotivo della diagnosi di malattia è violento, talora devastante. Non va a questo proposito sottovalutato il significato che una data malattia assume nel contesto sociale, o meglio L’IMMAGINE SOCIALE della malattia, il posto che occupa all'interno dell'immaginario collettivo, per le inevitabili ripercussioni sulla sensibilità individuale. A proposito del "male del secolo", lo psicoanalista E Fornati ebbe a sostenere che la sola parola "cancro" è capace di evocare emozioni "catastrofiche". Nel saggio "Malattia come metafora", S. Sontag sostiene che il cancro, per noi sinonimo di dolore inutile e senza speranza, ha preso il posto che era nei secolo scorso della T.B.C., con in più una caratteristica di "indecorosità" che al "mal sottile non veniva attribuita". La ricerca psicologica ha evidenziato i diversi significati che la malattia assume. Essa viene percepita come una

- MINACCIA, che proviene dall'interno del corpo e dà all'individuo la sensazione di essere molto più debole e meno capace di governare la propria vita.

- ATTACCO AL SENTIMENTO DELLA SICUREZZA DI BASE: fa sentire tutta la fragilità della condizione umana.

- Diminuzione del SENTIMENTO DI AUTOSTIMA: gettato in una condizione di dipendenza forzata, il malato viene colto da sentimenti di inutilità, ritiene di avere perduto il proprio ruolo, si sente di peso per gli altri.

- ATTACCO ALL'INTEGRITÀ DEL CORPO E ALL'IMMAGINE DI SE'. Sappiamo che il corpo non può essere ridotto alla dimensione anatomica: esso è all'origine di tutta una serie di valori quali la presenza fisica, i canoni estetici. Il corpo ha un rilievo nelle concezioni religiose: a seconda delle diverse spiritualità ad es., è considerato come ostacolo al raggiungimento di stati spirituali superiori, come reincarnazione degli spiriti, come realtà destinata alla resurrezione gloriosa. In Psicologia ci riferiamo al corpo come VISSUTO e come IMMAGINE. Noi sentiamo il nostro corpo dall'interno, attraverso le sensazioni tattili e cinestesiche, di sensibilità profonda (la malattia, attraverso il dolore, fornisce una nuova conoscenza dei propri organi) e contemporaneamente lo VEDIAMO, cioè lo cogliamo come un oggetto fra gli altri, esterno. L'immagine del corpo muta nelle varie età della vita e la condizione di malattia complica le problematiche e i conflitti latenti. Ad esempio, un adolescente che in genere è particolarmente sensibile ai modelli o stereotipi che la società impone (sopravvalutazione dell'aspetto fisico nelle ragazze, della forza muscolare nei maschi), già portato a enfatizzare i propri difetti fisici, a causa della malattia rischierà di sentirsi ancora più inadeguato in questo senso. Nella mezza età, la perdita, seppure parziale, di efficenza fisica nell'uomo, il climaterio nelle donne, favoriscono sentimenti di autosvalorizzazione, che possono essere aggravati dalla condizione di malattia. Nell'anziano il decadimento delle funzioni organiche è considerato fisiologico, ma non significa che venga accettato: la malattia può comportare un'accelerazione delle fasi più marcatamente involutive.

Infine, lo stato di malattia fa perdere il normale grado di autonomia, soprattutto di autonomia emotiva: c'è un maggiore bisogno di  contatto affettivo, di solidarietà e di protezione.