Home Contributi culturali Psicologia del malato Meccanismi psicologici di difesa
Meccanismi psicologici di difesa

Grazie alla ricerca psicologica possediamo una conoscenza più approfondita dei vissuti, delle reazioni, delle modalità di adattamento alla malattia. Questa assume significati diversi in rapporto all'età, al sesso, alla personalità individuale. L'ansia e la depressione sono considerate reazioni ricorrenti. Vale la pena dì sottolineare che sono del tutto naturali: si pensi ad una persona che apprende di essere affetta da un tumore; è consapevole della gravità della malattia, ma non può stabilire quanto dovrà sopportare, quanto durerà la sua vita. Si può dire che nella situazione di ansia, la malattia viene riconosciuta nella sua severità,ma non ben definita nella sua capacità lesiva in rapporto al tempo. La depressione costituisce la reazione alla prospettiva della perdita di funzioni, di una mutilazione, di un dolore insopportabile. In questa come in altre circostanze difficili l'individuo di necessità è spinto a ricercare nuove forme di adattamento, che consistono, ancor prima che in comportamenti, in atteggiamenti emotivi finalizzati a mantenere una certa padronanza di sè e degli eventi: si tratta dei "meccanismi psicologici di difesa”. Questi possono essere definiti come "operaxioni mentali inconsce, mediante le quali ci difendiamo da vissuti sgradevoli o dolorosi". La "difesa" in senso psicologico si realizza attraverso un processo dinamico, nel quale la presenza di un problema suscita una risposta emozionale specifica da parte del soggetto. I meccanismi psicologici di difesa più frequentemente messi in atto dai malati, sono: Il Diniego, traduzione dell'Anglosassone "Denjal". Consiste in una sorta "di sapere di non sapere". La persona, nel profondo, è a conoscenza della propria situazione, ma rifiuta di assumerne una piena consapevolezza. In qualche modo mente a sè stessa, negando di conoscere ciò che in realtà sà. Un esempio di questo atteggiamento viene dalla signora F., di circa 60 anni, che si sta sottoponendo a un ciclo di chemioterapia per un tumore. Definisce la sua malattia come un'infezione contratta in seguito alla puntura di una zanzara e racconta ad amici e parenti che ormai strani insetti provenienti dai paesi africani hanno invaso la nostra penisola, portando malattie di cui si ignora l'origine. Più frequentemente i malati oscillano fra il rifiuto e il riconoscimento della realtà, fra l'avvicinamento e la fuga: In certi momenti danno l'impressione di sapere, in altri no, in una posizione ambivalente che e stata definita "conoscenza intermedia".

Così la medesima signora F., dopo aver esposto la sua teoria circa l'infezione contratta, poteva manifestare il proprio stato di apprensione, la preoccupazione che i figli non avrebbero saputo cavarsela, una volta rimasti soli. La risposta del diniego, finalizzata all'auto difesa, può risultare per altri aspetti disadattativa,  allorché, ad esempio, induce a rifiutare i trattamenti medici. Se ciò non accade  - e se al malato sono state fornite tutte le opportunità di una corretta informazione - appare corretto non contrastare questo meccanismo difensivo; Specialmente per persone con evidenti limitazioni quali anziani, deboli di mente, ecc.. la negazione può costituire l’unica risorsa per mantenere un certo livello di equilibrio emotivo e condurre una vita il più possibile normale. In ogni caso appare opportuno procedere con cautela, valutando caso per caso.

La razionalizzazione.

Consiste nella ricerca della causa, dell'origine possibile della malattia: può essere un ambiente di lavoro malsano, un datore di lavoro che ha imposto ritmi troppo pesanti, un medico che non ha saputo fare la diagnosi, uno stress psicologico. Sembra che poter trovare una causa, un'origine plausibile, contribuisca a rendere più sopportabile un evento che appare ingiusto e insensato. In alcuni casi il malato riesce a mantenere un controllo solo pensando su problemi più piccoli e più facilmente affrontabili: ciascuno di essi viene in tal modo a costituire una meta limitata ma tangibile verso cui tendere, offrendo la possibilità di guardare sempre avanti.

La proiezione.

Si ha coscienza della propria malattia, ma non se ne accettano le implicazioni e si cerca di sostituire alla realtà le proprie esigenze e i propri desideri sotto forma di rivendicazioni. Prova rabbia e rancore e scarica la sua collera su chi gli sta attorno, infermieri, medici, familiari, ritenuti responsabili della situazione e incapaci di comprendere le sue reali esigenze.

La sublimazione.

Per alcune persone la malattia è occasione per riflettere sui valori fondamentali dell' esistenza. In loro i legami con la vita si rafforzano potentemente, mentre si acuisce la sensibilità verso aspetti minimi, di solito trascurati, del quotidiano: il sapore di un frutto, il fruscio di una foglia, la magia di un tramonto, il gesto di un familiare o di un amico. E' una dimensione particolare che un artista come Luigi Pirandello  ha messo in risalto nel suo racconto "L'uomo dal fiore in bocca" quando il protagonista, ormai giunto alla fine dice: "vi sono in questi giorni certe buone albicocche". Come le mangia Lei? Con tutta la buccia, è vero? Si spaccano a metà, si premono con due dita, per lungo......come due labbra succhiose, che delizia…". L'incontro con una di queste persone non è di quelle che si dimenticano. Costituiscono un esempio quando, in condizioni di vita normali, più facilmente ci si lascia invischiare in questioni meschine, in problemi banali.

Appare importante imparare a riconoscere questi meccanismi psicologici di difesa nella consapevolezza che essi costituiscono delle modalità di adattamento a circostanze difficili e sono un tentativo, talora disperato, di fronteggiare il dolore. Ancora, appare fondamentale, al fine di impostare una comunicazione corretta, fondata su un rispetto sostanziale della personalità e dell'intelligenza del malato, e non su di un attitudine banalmente consolatoria, che può risultare persino irritante.

L'accuratezza, l'attenzione e la sensibilità nella comunicazione sono di per sè di conforto alla persona, che spesso mostra apertamente la propria gratitudine; in molti casi è opportuno un intervento psicologico mirato, supportivo o psicoterapeutico, individuale o di gruppo.

Alcune di queste modalità sono state attivate nelle realtà sanitarie e assistenziali più avanzate.