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Vissuto di malattia e fasi della vita

Il vissuto di malattia cambia in funzione dell'età  oltre che delle caratteristiche di personalità  perché diverse sono le mete e gli obiettivi di carattere psicologico che caratterizzano le varie fasi della vita. Si tratta  - come si è detto - della prospettiva ispirata alle teorie dello psicologo Erik Erikson, utilizzata negli U.S.A, per la formazione del personale sanitario. Secondo Erikson, lo sviluppo umano non termina con l'adolescenza, ma si svolge lungo tutto l'arco dell'esistenza. Ogni età della vita è caratterizzata da un "conflitto" centrale e da una meta psicologica specifica da raggiungere. Un'esperienza di malattia assumerà dunque significati diversi a seconda se il malato è un bambino, un adolescente, un giovane, una persona di mezza età o un anziano.

Meta psicologica dell'infanzia, secondo L'A., è il raggiungimento della SICUREZZA DI BASE. Il bambino si trova in una situazione di dipendenza completa dalle cure materne: deve essere nutrito, riscaldato, accudito. Se le cure sono adeguate, sentirà che vi è accordo fra le proprie esigenze e la previdenza materna e imparerà a fare affidamento sulla capacità di coloro che gli stanno vicino di soddisfare i suoi bisogni. E' proprio attorno a questa esperienza fondamentale che si costituisce la FIDUCIA DI BASE, che si può definire come certezza della sostanziale disponibilità del mondo esterno a soddisfare i propri bisogni.

La malattia  si è detto  costituisce inevitabilmente una minaccia al sentimento della sicurezza di base, molto più grave se il malato è un bambino. Questi si porrà mille interrogativi, soprattutto riguardo ai genitori. Cercherà i motivi per i quali non si mostrano in grado di proteggerlo dal dolore, potrà sentirsi in qualche modo tradito, o quanto meno penserà che la sua malattia è dovuta alla loro trascuratezza. La famiglia nel suo insieme, in questi casi, deve essere oggetto di enorme attenzione da parte del personale curante: non esistono infatti risposte precostituite per queste situazioni e solo una presa in carico responsabile e attenta consentirà di volta in volta di individuare le risorse necessarie e trovare le giuste soluzioni. L'adolescenza è un periodo speciale, un'età di transizione, caratterizzata da un conflitto centrale: la ricerca dell'indipendenza e il bisogno di dipendenza. I ragazzi desiderano allontanarsi, emanciparsi dalle figure dei genitori e degli educatori, ma contemporaneamente sentono la necessità di guida e appoggio. L'adolescente che si confronta con uno stato di malattia facilmente reagisce con atteggiamenti oppositivi e di ribellismo. Può essere portato a considerare le regole che i trattamenti medici impongono come una sottile e insidiosa, in parte gratuita, pressione verso la dipendenza e la regressione.

In una situazione che prevede norme di comportamento rigide, come il regime ospedaliero, arriva anche a rifiutare le cure, come unica maniera per affermare la propria indipendenza.

Per ovviare a queste difficoltà viene consigliato al medico e al personale curante di responsabilizzarlo, offrendogli strumenti di controllo razionale sulla propria situazione, di dargli tutte le informazioni e precisazioni riguardo agli scopi e alle caratteristiche dei trattamenti prescritti. In regime di ricovero, vengono considerate opportune deroghe al regolamento istituzionale, quali frequenti permessi di uscita che gii possono consentire di mantenere interessi o attività esterne, una vita in qualche modo normale, e di non sentirsi troppo diverso dagli altri.

La giovinezza è l'età in cui ci si sente pronti a realizzare gli scopi importanti della vita: il lavoro, la vita affettiva e sociale. La malattia viene a contrastare drammaticamente questi obiettivi.

Il giovane, spesso abituato a percepirsi come sano, pieno di energia fisica e psicologica, magari invulnerabile, prova all'improvviso il senso della precarietà, della vulnerabilità della condizione umana, sente l'ingiustizia di un destino che spezza il suo slancio verso la vita, distrugge i suoi sogni e i suoi progetti. Secondo Erikson, la meta centrale della giovinezza è l’”Intimacy”, ossia l'intimità o reciprocità affettiva e sessuale con un partner. La malattia inevitabilmente altera gli equilibri all'interno di una coppia. Se il giovane è già sposato e ha dei figli, l'intera famiglia sarà coinvolta in un processo di modificazione dei ruoli.

Risulta quindi importante una presa in carico globale della famiglia, oltre all'appoggio individuale, finalizzato ad affrontare le maggiori paure (la perdita di speranza nel futuro; dell'abbandono; della dipendenza; il timore di non poter mantenere un ruolo lavorativo o affettivo e sessuale).